Franco Cappello
Gioca le tue carte

Estratti

Estratto 1

Non aveva una ragazza fissa. Ne aveva avute tante, sempre una alla volta però. Andrea? L’opposto: stabile come un lampione, eterno, prevedibile come la pioggia dopo aver lavato la macchina… praticamente un cactus con i pantaloni. Come l’Arma: “nei secoli fedele”.

Ogni storia di Paolo durava quanto una pausa caffè di un impiegato statale, o un episodio di una serie TV. La cosa più folle – che faceva impazzire Andrea – era che Paolo restava amico di tutte. La sua vita sentimentale sembrava una partita a Monopoli in cui ogni ex non usciva mai davvero dal gioco; finiva sulla casella “parcheggio gratuito”. Una settimana con Chiara, tre giorni con Margherita, ieri con Sara, oggi Giulia, domani… boh, chi può dirlo? Continuava la sua girandola sentimentale come se nulla fosse.

Andrea scuoteva la testa, incredulo di fronte a quell’incredibile caos sentimentale e, a volte, si chiedeva:

Estratto 2

Estratto 3

Voleva diventare “forte”. Voleva essere un “figlio di puttana” o un “Caino”, come si diceva spesso. Uno di quelli che, dopo aver massacrato – metaforicamente parlando – una persona, andava a mangiare con gusto e appetito per poi dormire come un angioletto.

Voleva diventare come J. R. della serie televisiva Dallas.

In realtà non aveva mai visto neanche mezza puntata, ma ricordava i suoi che parlavano di questo J.R. come di un grandissimo stronzo.

Possibile che sia così difficile diventarlo?

Dimenticava una cosa: non ci si può improvvisare; stronzi si nasce. Con dedizione e impegno si può migliorare, ma serve una buona base di partenza.

Estratto 4

Spense la luce e si avviò verso la camera da letto. Qualcosa illuminò quel buio e lei comprese ciò che aveva avvertito: un sottile piacere derivante dalla gelosia di Andrea. All’inizio della serata, le era parsa invadente e opprimente; si era sentita soffocare. Ma ora, addolcita, cominciava a piacerle e a darle una sensazione di confortevole protezione, come una morbida coperta nelle sere d’inverno. Una coperta che sentiva fatta su misura per sé, calda come un sole di fine aprile che le baciava la pelle. Nel buio sorrise e andò a letto.

Lui si avvicinò, l’abbracciò, le baciò la fronte e i capelli.

Dormirono entrambi di fianco, a cucchiaio, lui appoggiato alla schiena di lei, con il naso affondato nei suoi capelli.
Passò circa un’ora...
Lei aprì gli occhi e percepì che anche Andrea era sveglio, ancora nella stessa posizione.

Chiedimi se sono felice!

Estratto 5

Più che seduta, era stravaccata di traverso: la schiena appoggiata a un bracciolo, le gambe penzoloni oltre l’altro. Indossava una maglietta gialla, corta… ma così corta e minuta da sembrare più un post-it con le maniche che un capo d’abbigliamento.

Andrea pensò che avrebbe fatto meglio a nasconderla, ma lei, no. La mostrava con la naturalezza e la disinvoltura di chi sente di non aver bisogno di guardarsi allo specchio. Semmai, pensò, era lo specchio ad aver bisogno di voltarsi, per pudore.

Forse, sotto sotto, Andrea la guardava anche con una certa ammirazione, per il coraggio che ostentava. Perché nella vita ci vuole fegato, cuore e… anche un po’ di pancia. E lei, beh… lei ne aveva da vendere.

Indossava dei leggings corti, rosa, attillatissimi, che mettevano in tutta evidenza le forme anatomiche. Più che un look, una dichiarazione di guerra al buonsenso; roba da far arrossire persino il manichino in vetrina.