Estratto 1
Non aveva una ragazza fissa. Ne aveva avute tante, sempre una alla volta però.
Andrea? L’opposto: stabile come un lampione, eterno, prevedibile come la pioggia dopo aver lavato la macchina… praticamente un cactus con i pantaloni. Come l’Arma: “nei secoli fedele”.
Ogni storia di Paolo durava quanto una pausa caffè di un impiegato statale, o un episodio di una serie TV.
La cosa più folle – che faceva impazzire Andrea – era che Paolo restava amico di tutte.
La sua vita sentimentale sembrava una partita a Monopoli in cui ogni ex non usciva mai davvero dal gioco; finiva sulla casella “parcheggio gratuito”.
Una settimana con Chiara, tre giorni con Margherita, ieri con Sara, oggi Giulia, domani… boh, chi può dirlo? Continuava la sua girandola sentimentale come se nulla fosse.
Andrea scuoteva la testa, incredulo di fronte a quell’incredibile caos sentimentale e, a volte, si chiedeva:
«Ma avrà un foglio Excel per le fidanzate?»
Estratto 2
«Ma che stai facendo?»
«Niente, volevo solo vedere se aveva la febbre.»
«Perché… a chi prende il sonnifero viene la febbre?»
«Ma cosa ne so? Mica sono un medico.»
«A ogni modo, ce l’ha?»
«Che cosa?»
«Come che cosa? La febbre!»
«Non lo so…»
«Come non lo sai?»
«Non è caldissimo e non è freschissimo… non…»
«Allora è tiepido? Informazione di vitale importanza. Senti, perché non provi a prendere il battito? Sai come si fa?»
«Certo che lo so, l’ho visto fare tante volte in televisione.»
«Ok, allora fallo.»
Dopo qualche secondo…
«Ma cosa stai facendo?»
«Sto prendendo i battiti, me l’hai detto tu…»
«Ah, così si misurano i battiti?»
«Sì, questo è il punto preciso. L’ho visto fare tante volte e poi sento il pulsare sotto il dito.»
«Senza guardare l’orologio?»
«Ma tanto lo so che ore sono; ho guardato il cellulare prima.»
«Raga, ma che sta succedendo stasera? Uno in coma, l’altro rincoglionito… va bene che volevamo una serata movimentata, ma così è troppo. Cosa hai preso tu? La rimbecillite strong and fast?»
«Ma no… è che sono agitato e poi… primum non nocere.»
«E che cazzo c’entra? Cosa stai dicendo?»
«Niente, mi sono capito da solo.»
«Ah, sì? Meno male; almeno c’è uno che ti capisce. E tu hai trovato ’sto cazzo di sonnifero su Internet?»
Estratto 3
Voleva diventare “forte”. Voleva essere un “figlio di puttana” o un “Caino”, come si diceva spesso.
Uno di quelli che, dopo aver massacrato – metaforicamente parlando – una persona,
andava a mangiare con gusto e appetito per poi dormire come un angioletto.
Voleva diventare come J. R. della serie televisiva Dallas.
In realtà non aveva mai visto neanche mezza puntata,
ma ricordava i suoi che parlavano di questo J.R. come di un grandissimo stronzo.
Possibile che sia così difficile diventarlo?
Dimenticava una cosa: non ci si può improvvisare; stronzi si nasce.
Con dedizione e impegno si può migliorare,
ma serve una buona base di partenza.
Estratto 4
Spense la luce e si avviò verso la camera da letto. Qualcosa illuminò quel buio e lei comprese ciò che aveva avvertito: un sottile piacere derivante dalla gelosia di Andrea.
All’inizio della serata, le era parsa invadente e opprimente; si era sentita soffocare.
Ma ora, addolcita, cominciava a piacerle e a darle una sensazione di confortevole protezione, come una morbida coperta nelle sere d’inverno.
Una coperta che sentiva fatta su misura per sé, calda come un sole di fine aprile che le baciava la pelle. Nel buio sorrise e andò a letto.
«Vengo anch’io», disse Andrea.
«Almeno possiamo stare abbracciati?»
«E me lo chiedi?»
Lui si avvicinò, l’abbracciò, le baciò la fronte e i capelli.
Dormirono entrambi di fianco, a cucchiaio, lui appoggiato alla schiena di lei, con il naso affondato nei suoi capelli.
Passò circa un’ora...
Lei aprì gli occhi e percepì che anche Andrea era sveglio, ancora nella stessa posizione.
Allungò una mano all’indietro, cercandolo.
«Dorme questo signore?»
«Sì, ma possiamo svegliarlo quando vuoi, senza alcun preavviso.»
«Allora non perdiamo tempo. Svegliamolo subito.»
«Ma non eri stanca?»
«Sì, ma adesso mi sono un po’ ripresa, e poi c’è ancora tanto tempo per riposarsi.»
«Bene allora. Visto che hai usato il plurale, ti dispiacerebbe darmi una mano a svegliarlo?»
«Con immenso piacere.»
Chiedimi se sono felice!
Estratto 5
Più che seduta, era stravaccata di traverso: la schiena appoggiata a un bracciolo, le gambe penzoloni oltre l’altro. Indossava una maglietta gialla, corta… ma così corta e minuta da sembrare più un post-it con le maniche che un capo d’abbigliamento.
Ci sarebbero volute parecchie taglie in più per coprire quello che metteva in mostra: una pancia… come potremmo dire… imponente? Di più: esuberante.
Andrea pensò che avrebbe fatto meglio a nasconderla, ma lei, no. La mostrava con la naturalezza e la disinvoltura di chi sente di non aver bisogno di guardarsi allo specchio. Semmai, pensò, era lo specchio ad aver bisogno di voltarsi, per pudore.
Forse, sotto sotto, Andrea la guardava anche con una certa ammirazione, per il coraggio che ostentava. Perché nella vita ci vuole fegato, cuore e… anche un po’ di pancia. E lei, beh… lei ne aveva da vendere.
Il sedere sprofondava nella poltrona. Per descriverlo… le parole non bastano. Diciamo che aveva una notevole presenza scenica: un monumento nazionale pronto a sfidare la legge di gravità, di una taglia che iniziava con parecchie X.
Indossava dei leggings corti, rosa, attillatissimi, che mettevano in tutta evidenza le forme anatomiche. Più che un look, una dichiarazione di guerra al buonsenso; roba da far arrossire persino il manichino in vetrina.